Magari ti stai chiedendo anche tu: “prem, da sciamano come vivi il Natale?”

Parlare di Natale mi scalda sempre il cuore, perché come prima memoria mi viene da raccontarti quella del Natale della mia infanzia, vissuto tra parenti e amici. Di quel periodo tre sono state le cose che ricordo di aver osservato e impresso nel mio cuore di bambino e che mi hanno fatto conoscere quello che chiamiamo lo “Spirito del Natale”.

Le tradizioni culturali e culinarie: l’attesa delle sognate prelibatezze 

Se sei Italiano anche tu o di famiglia Cattolica come lo sono io, questa delle prelibatezze è una memoria che scalderà sicuramente il cuore anche te! Natale era il momento tanto atteso per preparare tante bontà che si sognavano durante l’anno. 

Una volta le tradizioni, le feste e le usanze Cattoliche erano osservate e rispettate tantissimo in tutti i Paesi Cristiani, per cui anche se non c’erano tante possibilità economiche, il Natale era il momento in cui si mettevano da parte dei soldini per preparare dei piatti tipici proprio per festeggiare l’arrivo del Bambin Gesù.

Ogni regione osservava le tradizione culinarie religiose del Natale, ad esempio nella mia famiglia di origine Calabrese i festeggiamenti del gusto partivano dal 23 Dicembre e finivano al 7 Gennaio! Tutta speciale era la sera del 24 Dicembre, la Vigilia, quando si faceva il cosiddetto “Cenone” a base di pesce, così ricco e abbondante che ci si preparava alla cena non mangiando a pranzo. Per così dire via, in realtà a pranzo si mangiavano le crespelle, una pasta fritta con sopra lo zucchero, il miele o le acciughe… ti puoi immaginare che digiuno!

Dopo il cenone si andava tutti alla Messa di mezzanotte e poi la mattina del 25 (anche se eravamo andati a dormire tardissimo perchè si giocava a tombola o a carte) ci trovavi tutti in piedi, vestiti per bene a partecipare alla tradizionale Messa di Natale. Era un momento davvero di gran festa e benché pieni della sera prima, appena finita la messa si andava di corsa a casa a preparare il pranzo di Natale, a base di carne, come usanza cristiana vuole, con il capretto o l’agnello arrosto.

Tutt’ora, anche se non c’è più la carne nei nostri piatti, mi piace molto creare il menu di Natale, perché è rimasta in me quella tradizione di valorizzare il cibo del Natale. Gli diamo importanza e infatti insieme alla family cerchiamo le cose migliori, le più prelibate che magari non mangiamo sempre e di cui ne abbiamo una voglia matta e così le gustiamo per le feste.

Lo spirito Natalizio: tempo di ritrovarsi

Questi dieci giorni di prelibatezze e leccornie erano soprattutto un motivo di riunirsi. E questo è il secondo aspetto del Natale che ho osservato da bambino e che anche se sono cresciuto in una famiglia cattolica (ho servito la messa per diversi anni come chierichetto), è qualcosa che va proprio al di là della religione, parlo dell’incontro e dell’esperienza con lo “Spirito del Natale”.

La visione che ho sempre avuto del Natale era quella di un momento magico perché ci si avvicinava ad un momento di passaggio tra un anno e l’altro, ma soprattutto era magico perché si avvicinavano le famiglie! Noi, famiglia di emigranti a Torino, a Natale avevamo l’occasione di riunirci con i parenti calabresi e di stare tutti insieme!

Sai che tutto è energia e ogni cosa ha uno Spirito e anche i periodi hanno uno Spirito, una loro manifestazione, non a caso a Natale tante persone mettono da parte la rabbia, la cattiveria, l’arroganza. In questo periodo in passato si sono fermate anche delle guerre! Credo proprio che lo Spirito Natalizio ci dà l’opportunità di risolvere tanti problemi tra le persone. A volte ho visto fratelli o sorelle che non si parlavano da anni, incontrarsi e ritrovarsi a Natale. 

Una volta che incontri lo Spirito Natalizio poi non ti abbandona più, è un’energia così potente che ti entra dentro nel cuore. Infatti, da quando l’ho incontrato da piccolo, lo vivo e lo porto con me, anche adesso cerco di veicolare questa energia tra le persone. 

Insomma, con la scusa di mettersi a tavola e gustare tutte quelle buone cose, le famiglie si ritrovavano ed era un modo per parlare e per chiarirsi, se vuoi anche per progettare un nuovo modo di confrontarsi, non trovi? 

Magari le persone non si parlavano per tutto l’anno, però poi a Natale c’era questa forzatura dettata da questa energia che permetteva alle persone di lasciare andare tanti giudizi, credenze, tante posizioni e convinzioni, che se ci pensi bene hanno separato e ucciso più persone che le guerre stesse.

Lo Spirito Natalizio e il suo potere di avvicinare è ciò che mi affascinava di più di questo periodo!

Il dono, la sorpresa che viene dal cuore

Un’altra cosa bellissima che vedevo da fanciullo era che il Natale aiutava la famiglia stessa a stare più insieme e condividere dei momenti anche creativi. I miei genitori che lavoravano tantissimo durante tutto l’anno, a Natale si dedicavano a noi e ci coinvolgevano ad addobbare la casa con il presepe e l’albero di Natale. Era uno spazio sacro, di condivisione di un tempo di qualità. Una cosa che ripensandoci mi commuove è l’attenzione dei miei genitori per il dono.

Non era una cosa qualunque, il dono era quel qualcosa che loro avevano osservato durante l’anno che a noi piaceva e che impacchettavano e mettevano sotto l’albero felici per noi. Potevano essere anche cose utili, come scarpe o vestiti, ma erano belli, di qualità, perché era un dono speciale, il dono di Natale, il dono atteso. Stavano attenti tutto l’anno per farci queste sorprese!

È stato proprio in uno di quei natali che ricevetti il mio primo computer che in qualche modo ha indirizzato la mia vita verso l’informatica e la tecnologia. 

I miei genitori mi hanno trasmesso questo gesto del dono dal cuore. Lo faccio anch’io per le persone che amo e l’ho fatto per quelle persone che mi stavano ospitando in uno di quei tanti natali passati in giro per il mondo. Li osservavo cercando di capire cosa gli poteva piacere per poi fargli una bella sorpresa!

Il Natale vissuto da nomade con i nativi

Ho vissuto il Natale in tanti paesi del mondo. Sai noi abbiamo questo stereotipo del Natale con il freddo, la neve, il Babbo Natale tutto incappucciato, le renne. Mi è successo invece di vivere il Natale in Australia con gli aborigeni, nel caldo soffocante del deserto o nella giungla Amazzonica, oppure sulle montagne Andine e sugli altopiani della Bolivia. Benché in quei posti remoti l’influenza cattolica non era ancora arrivata sono riuscito a portare con me ed in mezzo ai nativi la mia visione dello Spirito del Natale. 

Ma che cos’è lo Spirito del Natale? Vedi si può scambiare lo Spirito del Natale con l’atmosfera natalizia. In realtà lo Spirito del Natale è una energia a cui puoi connetterti e portala con te, ovunque nel mondo!

Ad esempio, a Sydney ricordo che avevano allestito questi bellissimi alberi e decori nelle piazze e i Babbo Natale sulle spiagge, però facendo caldo veniva a mancare l’atmosfera. Ecco, lo Spirito Natalizio è ancora di più dell’atmosfera natalizia a cui siamo abituati o della nostra provenienza culturale e religiosa. Lo Spirito Natalizio ti invita a portare con te quei valori umani,  un momento di condivisione, un momento dove si risolvono le cose, dove tutti si mettono al servizio per fare qualcosa di bello per se stesso e per gli altri, un momento dove si possono risolvere dei conflitti.

Il dono con i nativi anche lì era speciale perché costruivo dei regali fatti a mano e anche gli altri facevano lavoretti uno per l’altro e li mettevamo in uno spazio sacro ed era bellissimo perché tutti ricevevano qualcosa anche di utile come strumenti, attrezzi o amuleti.

Momenti di solitudine, Natale lontano da casa

Devo dire che ho vissuto anche momenti di profonda tristezza e solitudine. Il Natale è sempre stato un momento per me dove il mio bambino interiore voleva tornare a casa e festeggiare con mamma, papà, mia sorella e ritrovare gli amici. Invece ho passato dei Natali che magari avevo difficoltà economiche, o ero in posti dove non mi piaceva essere, o magari stavo affrontando dei periodi di lavoro su me stesso e quindi di confusione, di caos o di profonda introspezione.

È successo che sono rimasto fuori per 4-5 anni di fila e sono stati i natali più difficili.

Per quanto io fossi un ribelle, uno alla ricerca di se stesso, il Natale significava famiglia per me tanto che una volta all’anno era importante ritornare e connettermi con i miei genitori e parenti.

Come vivo il Natale oggi da Sciamano: sono un Babbo Natale Shaman 😉

Con mia moglie mama Alessia, abbiamo sempre passato qualche giorno con le nostre famiglie e facendo visite a parenti e amici, trascorrendo anche momenti di festa con le persone che durante l’anno avevano lavorato o studiato con noi per poi ritrovarci al Capodanno Sciamanico.

Eh si, ormai sono più di 15 anni che conduco l’evento del Capodanno Sciamanico e quindi il Natale è proprio il momento anche con mamita per dedicarci alla nostra famiglia. Viviamo il Natale in modo semplice, intimo, dando spazio ad aiutare le persone ad uscire fuori da certe dinamiche ed è questo che insegniamo a Michelangelo, nostro figlio, di fare qualcosa di buono, di fare anche un dono con le sue mani per i suoi amici dell’asilo solo per il puro piacere di donare qualcosa fatto con il cuore.

Una filosofia mediorientale che abbiamo incorporato nel nostro essere è quella che quando puoi, se è stato un anno fruttuoso, è utile donare un terzo dei tuoi guadagni a chi ha bisogno ed è qualcosa che condivido e che mi auguro di farlo sempre di più.

Sai ci lamentiamo sempre di tante cose, immagina quelle famiglie in ospedale perché i loro figli sono magari sottoposti alla chemio o ad operazioni importanti e non sanno nemmeno se supereranno le feste. 

Come genitori sciamani cerchiamo di trasferire al nostro bimbo i valori e le cose più belle del Natale, sì magari sarà un Natale diciamo un po’ più “Shaman”, nel senso più naturale, tuttavia non mancano a Michelangelo quegli aspetti della tradizione legata al Natale come il Presepe (pieno di animali totem, figurine di Maestri spirituali e personaggi dei suoi cartoni) o l’incontro con Babbo Natale.

Quest’anno mi vestirò da Babbo Natale anch’io come molti papà che mi leggono, così che anche Michelangelo potrà sognare questo personaggio magico che mi ha sempre affascinato! Babbo Natale non solo creava un mondo di magia, ma rendeva il momento del Natale più bello, perché quando sei piccolo con il Natale ti avvicini alla magia, al divertimento puro, del cuore, con poche cose.

Per questo mi vestirò da Babbo sperando che anche Michelangelo crederà a questa magia, a questa possibilità di questo personaggio speciale che vola con degli animali e porta doni e benessere ai bambini di tutto il mondo, semplicemente grazie ad una piccola lettera spedita al Polo Nord!

Sognate, scrivete i vostri desideri e connettetevi con lo Spirito del Natale, portatelo con voi, nelle vostre famiglie e in tutto il Mondo!

Buon Natale.

Con tanto amore e un grande abbraccio.

“Che la luce primordiale della Vita possa illuminare sempre il tuo cammino. Aho!”

prem Antonino

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