C’era una volta… Non iniziano così tutte le favole d’amore? Chi è che non vorrebbe essere
il protagonista di una storia d’amore degna di essere chiamata favola? Forse anche tu che
mi leggi, stai sognando di trovare il tuo compagno/a ideale, quello con cui potrai essere te
stessa e condividere da cuore a cuore (parlo al femminile perché mi è semplice da donna
rispecchiarmi nelle mie lettrici, ma sappi caro lettore che questo articolo è anche per te,
specialmente se ti stai interrogando anche tu su come fare a trovare la persona giusta per
te).

Allora parliamo della favola d’amore tra me e Prem (non vi nascondo che il mio cuore si
emoziona a parlarne) … Vi invito a soffermarci sulla parola ‘favola’, che cosa ci viene in
mente? Le favole che leggevo da bambina avevano tutte qualcosa in comune: peripezie,
sfide, prove da superare. Vi ricordate? Perché tutte queste peripezie? Una favola non
dovrebbe essere il racconto di attimi di gioia ed estasi d’amore? Bene, l’amore nella favola
è un pretesto per conoscere se stessi, come un’iniziazione all’incontro di te stesso anche
tramite l’altro.

E così inizia la mia storia d’amore con Prem.

Nel tunnel oscuro della depressione

Ma come Alessia, non ci racconti di come ti sei innamorata di Prem? Probabilmente ti
chiederai cosa centri la depressione con l’amore.

Nel 2009 ero in uno stato di profonda depressione, lo descriverei come uno stato di pausa,
di solitudine, la mia energia era così pesante che anche i miei amici mi tenevano lontana,
perché non riuscivano a sostenere questa mia presenza così greve.

Mi sentivo trascinare nel cosiddetto “tunnel oscuro” della depressione, dove senti che
strisci e poi corri, senza capire verso dove stai andando e oltretutto non percepisci via
d’uscita. La depressione è un vortice di emozioni energeticamente basse che ti portano
giù, ti risucchiano.

La depressione è uno stato d’essere che non si vede, non è una ferita sul corpo visibile a
tutti, tuttavia si sente perché in qualche modo gli altri la avvertono ed inevitabilmente ti
scansano.
Pensa che mi mancava solo l’ultimo esame e la tesi per concludere il mio percorso di
Ingegneria Edile, ma non riuscivo, ero bloccata, isolata.

Un’ulteriore “schiaffo energetico” che la vita mi stava dando per spingermi a cambiare
direzione, purtroppo non ne ero consapevole!

Un segno di speranza: il mio primo corso di meditazione

Nella Ravenna di dieci anni fa non c’era nulla di olistico a cui potessi rivolgermi per uscire
da quel tunnel oscuro. Si andava dallo psicologo o dallo psichiatra, opzioni che per quanto
utili avevo già provato. Un giorno, aprendo Facebook vedo un annuncio di un corso di
meditazione che si teneva in una bellissima chiesa sconsacrata della mia città, un luogo
artisticamente stupendo con dei mosaici e reperti storici di valore. Ero davvero entusiasta
all’idea di partecipare. Quel corso era un segno di aiuto dall’Universo.

Per me un tentativo di trovare una via d’uscita da quel periodo così brutto che stavo
vivendo. Così piena di speranza andai al primo incontro. Il nostro insegnante di
meditazione ci aveva proposto delle meditazioni del Maestro Osho che seguivamo insieme.
Già dai primi incontri la mia mente si cominciava ad aprire ad una nuova luce di
consapevolezza, cominciavo a prendere contatto con me stessa, soprattutto avevo
cominciato a prendermi cura di me stessa e a fare ordine nella mia mente.
Magari è capitato anche a te o ti sta capitando di essere in questa fase di confusione
mentale o di depressione.

La vita ci dà degli “schiaffi energetici” quando è ora di cambiare
qualcosa. La confusione mentale che sfocia poi nella depressione è un segnale forte di
smarrimento. Lì significa che c’è bisogno di fare un “reset”, di incontrarsi con noi stessi e
di chiedere alla nostra anima che cosa vuole.
All’epoca non sapevo nulla di tutto ciò, sentivo solo che ero bloccata e la meditazione mi
stava aiutando ad entrare in comunicazione con me stessa.
Il nostro insegnante dopo qualche incontro ha l’occasione di trasferirsi per lavoro in
un’altra città, per cui ci comunica che ci avrebbe fatto incontrare il suo sostituto.

La Ravennate doc ed il “tamarro”

Al giorno della presentazione del sostituto entra Prem. Ora sorriderete. “Ma non posso
seguire sto tipo”, pensai. Adesso mettetevi nei miei panni, ero una ragazza, anzi meglio
una di quelle “Ravennate doc”. E sapete che le Ravennati doc si vestono, si truccano in
modo molto fine. Forse anche nella vostra città ci saranno le “Ravennati doc”. Parlo di
quella mentalità centrata sull’apparire che schematizza e giudica una persona dalla
presenza fisica ed estetica, non considerando tutto il resto!

Prem per me era quello che in romagnolo si chiama “tamarro” o “birro”. Era entrato così:
con una canottiera come maglia, i capelli corti corti, senza barba (non era come lo vedete
oggi), tutto tatuato sulle braccia. L’apparenza conta, non è vero?

Rimasi al mio posto anche se la mia mente così chiusa e schematica mi diceva di alzarmi e
andarmene, prevalse in me la Ravennate che è educata e ha buone maniere, non potevo

sfigurare davanti a tutti, tanto quella sarebbe stata la mia ultima lezione. Meglio tenersi la
depressione che seguire quello lì.

Se ora è mio marito, cosa sarà successo? Ti racconterò nei prossimi giorni cosa successe.
Seguimi!

Quindi, il compagno di vita si cerca o si trova?

💫 Fammi sapere cosa ne pensi, non vedo l’ora di leggere i tuoi commenti qui sotto👇🏻

“Amore, luce e gioia infinita. Aho!”

mama Alessia

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